Ez 10,1-10.12-14.18-19.21-22a; Sal 88 (89): Ml 3,19-24; Mt 15,1-9

 

«“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».    (Mt 15,8-9)

                                                                 

Ancora una volta Gesù riprende le parole del profeta Isaia per evidenziare la lontananza dell’uomo nei suoi confronti. C’è una religiosità esteriore, fatta di parole, di preghiere e di riti, molto spesso celebrati con sfarzo, ma ignora l’amore concreto del Signore che si realizza con il dono della sua stessa vita. Un altro discepolo di Gesù ci ricorda che non bisogna amare a parole, ma con i fatti e nella verità (cfr 1 Gv 3,18). Quanti protocolli, documenti, comandi e divieti sempre più esigenti del puro apparire! Oggi più che mai siamo amministrati da infinite norme che dobbiamo osservare con rigore per non essere emarginati! Ma che ne è del nostro cuore? È necessario che ogni nostra azione e ogni nostra parola sia misurata con la Parola di Gesù e con il suo Pane offerto a noi. Confrontarci con la Parola che si fa Pane ci aiuterà a amare di più i fratelli e sentirci più conformi al comando dell’amore e a promuovere la vita.

 

Preghiamo

 

Signore Dio mio,

agisci con me secondo il tuo nome,

salvami perché benigna è la tua grazia.

Liberami, Signore:

sono povero e infelice

e il mio cuore è ferito.                                              

 

  (Sal 108)

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

 

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