Ez 12,8-16; Sal 88 (89); Sof 2,1-3; Mt 16,1-12

 

«Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei».   (Mt 16,12)

    

La fede c’è, ma è insufficiente. Anche il discepolo, invece di fidarsi, preferisce chiedere segni. Vuole che il Signore soddisfi i suoi bisogni, le sue lamentele. I discepoli non hanno pane ma non si accorgono che è il Signore stesso il Pane di cui hanno bisogno. Non è che manchi a loro il cibo, ma la fede che li porta a condividere quello che già possiedono. Ogni giorno il Signore ci dona il pane quotidiano ma che uso ne facciamo? Che uso facciamo dei beni e della vita che ci sono stati donati? Cosa ne facciamo degli insegnamenti che ci sono stati tramandati? Nelle azioni quotidiane cerchiamo di dare gloria a Dio o a noi stessi, di possedere o di condividere, di togliere o di dare ai fratelli? Abbiamo il lievito di vita o quello di morte, del dono o del possesso?

 

Preghiamo

 

Osservate il diritto e praticate la giustizia,

perché la mia salvezza sta per venire,

la mia giustizia sta per rivelarsi.  

   (Is 56,1)

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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