Ez 13,1.17-23; Sal 85 (86); Eb 9,1-10; Mt 18,21-35

 

«Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?».       (Mt 18,32-33)

 

La parabola di Matteo, posta a conclusione del discorso sulla comunità, è un’esortazione al perdono. Si può stare insieme non perché non si sbaglia o non ci si offende, ma perché si è perdonati e si perdona. Il male, in questo caso, invece di dividere e isolare uno dall’altro, unisce e rinsalda nel perdono reciproco. Il perdono è la vittoria costante dell’amore. È necessario tenere presente che si può perdonare all’altro solo se si sa perdonare a se stessi. E si perdona a se stessi se si accetta di essere perdonati da Dio. Se non riesco perdonare, cosa devo fare? Provo pensare ai tanti doni che ho ricevuto dal Signore e non ai pochi spiccioli che l’altro mi deve. Proviamo a suggerire questo atteggiamento alle molte famiglie in difficoltà che conosciamo e che ricordiamo nelle nostre preghiere.

 

Preghiamo

 

Ma tu , Signore Dio,

trattami come si addice al tuo nome:

liberami, perché buona è la tua grazia.

Io sono povero e misero,

dentro di me il mio cuore è ferito.       

    (Sal 108,21-22)

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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