Gen 3,22-4,2; Sal 118 (119); Pr 3,11-18; Mt 5,17-19

 

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. (Mt. 5,17-19)

 

Gesù è venuto per liberarci dalla schiavitù della legge, non abrogandola, ma compiendola con quella giustizia “esagerata” del Padre che corre incontro al figlio ribelle, del Figlio che si spoglia per farsi come noi. Il Regno che Gesù annuncia, allora, suppone la pratica della giustizia: la giustizia non legale e formale, ma quella profonda del cuore. È sempre più facile seguire una norma che impegnarsi e condividere l’amore. Non basta osservare la regola per essere giusti. Dobbiamo osservarla coscienti di ciò che stiamo facendo, cercando di realizzare il bene che la Legge propone. In altre parole: si tratta di attuare secondo lo spirito della Legge.

 

 

Preghiamo

 

Beato chi custodisce i suoi insegnamenti

e lo cerca con tutto il cuore.

Non commette certo ingiustizie

e cammina nelle sue vie.

Tu hai promulgato i tuoi precetti

perché siano osservati interamente.

(dal Salmo 119)

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