Ct 5,2a.5-6b; Sal 41(42); 1Cor 10,23.27-33; Mt 9,14-15

 

“Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.       (Mt 9,15)

 

Raccomanderei di leggere il brano completo del Cantico (5,2-8) per meglio cogliere la tensione, il clima, il bisogno della sposa. Il salmo chiama tutto questo “sete”. Nel vangelo di Giovanni “ho sete” sono tra le ultimissime parole di Gesù crocifisso. Gesù dice questo in quanto “creatura” che chiama il suo Creatore, e in quanto Creatore che grida la mancanza della sua creatura: questo grida il Crocifisso. Comprendiamo anche meglio il digiuno. Esso ha la funzione di farci toccare con mano la nostra fame, la nostra condizione di bisognosi (cf Dt 8,1-5). Ci aiuta a fare verità sulla nostra condizione di limite e necessità. Gesù non condanna il digiuno, ma lo finalizza. Noi discepoli siamo invitati a nozze. Il Banchetto è il senso, lo scopo e il fine di tutto. “Godere Dio”è il nostro approdo, come affermava già il catechismo di Pio X.

 

Preghiamo

 

Come la cerva anela ai corsi d’acqua,

così l’anima mia anela a te o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:

quando verrò e vedrò il volto di Dio?                    

(dal salmo 41)

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