S. Caterina da Siena

 

1Gv 1,5-2,2; Sal 148; 1Cor 2,1-10a; Mt 25,1-13

 

“A mezzanotte si alzò un grido:”Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.”    (Mt 25,6)

 

In Dio non c’è tenebra, ma luce. La luce splende nelle tenebre, che non possono vincerla. Che mistero! In Dio non c’è tenebra, ma mistero. In Cristo crocifisso c’è la “paziente” manifestazione di quel Dio che ha accompagnato Israele nella sua storia. Proprio del mistero è volersi “svelare”( Apocalisse) secondo il nostro passo e il suo. Proprio del mistero è la sua inesauribilità: possiamo avanzarvi all’infinito, di luce in luce. Tutto ciò è per nostra gloria (1Cor 2,7)! E’ dunque quasi paradossale, in tutta questa luce, il buio della mezzanotte, in cui lo sposo avanza. Si va incontro allo sposo a lungo atteso e desiderato. Si vuole entrare con lui nella festa eterna. Lui, come luce nelle tenebre, non ha bisogno di essere illuminato. E’ il nostro volto che deve uscire dalle tenebre, grazie all’olio che brucia nelle lampade, per essere da lui riconosciuto. Qual è, dunque, questa luce che permette allo Sposo di riconoscere il nostro volto?

 

Preghiamo

Solo il suo nome è sublime:

la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.

Egli è la lode per tutti i suoi fedeli,

per i figli di Israele, popolo a lui vicino.                  

        (dal salmo 148)

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