Gen 18,20-33; Sal 118 (119); Pr 8,1-11; Mt 6,7-15

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. (Mt 6,9-13)

Gesù mette sulla nostra bocca la preghiera dei figli, una preghiera che ci fa fratelli e sorelle.
La preghiera frequente di Gesù, il suo modo così particolare di iniziarla: “Abbà, Padre”, ci trasmettono la sua esperienza di “figlio”. Ecco, essere cristiani è aver coscienza di essere figli, figli di un Dio-Padre che ci vuole bene e sul quale possiamo sempre contare. Un Dio- Padre che porta i nostri nomi scritti nel palmo delle sue mani, che ci perdona, ci educa e ci vuole protagonisti. Un Dio-Padre che vuole l’unità, il bene e la felicità dell’intera famiglia umana
Tre richieste a questo Padre premuroso: il pane, il perdono e la libertà, che richiamano le tre tentazioni superate, laggiù, nel deserto. I veri figli rinunciano a dominare la propria vita; ad esercitare il potere sugli altri, a imbrigliare Dio. Chiediamo anche noi a Gesù: insegnaci a pregare!

Preghiamo

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Con tutto il cuore ho placato il tuo volto:
abbi pietà di me secondo la tua promessa.
Ho esaminato le mie vie,
ho rivolto i miei piedi verso i tuoi insegnamenti.
Mi affretto e non voglio tardare
a osservare i tuoi comandi.
(Salmo 118)
 

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