Sabato, Settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Lv 23,9.15-22; Sal 96; Rm 14,13-15,2; Lc 37,37-42

Quando mieterai la messe della vostra terra, non mieterai fino al margine del campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare del tuo raccolto; lo lascerai per il povero e per il forestiero”.  (Lv 23)

Rimane attuale questo comandamento che Dio diede a Mosè da trasmettere al suo popolo. L’idea è di lasciare al margine del campo delle spighe da destinare al povero di passsaggio perchè abbia a raccoglierle per sfamarsi: senza privarsi di nulla, pensare che il proprio raccolto possa giovare anche ad altri. Una solidarietà concreta, rispettosa e corresponsabile.
“Noi che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi”, ci dice l’apostolo Paolo e ci indirizza a non metterere in atto azioni che possano ferire o, ancor più, scandalizzare altri. Questa semplice regola del rispetto delle convinzioni e delle tradizioni culturali e spirituali degli altri, ha nell’oggi un’importanza grande per poterci garantire relazioni sociali sincere e pacifiche. Quelle di cui parla anche Gesù con i farisei, condannando l’ipocrisia di chi dà ma per coprire invidia e ingiustizia.

 

Preghiamo col Salmo

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
Ascolti Sion e ne gioisca,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei tuoi giudizi, Signore.

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