VI Domenica dopo Pentecoste

Es 3,1-15; Sal 67; 1Cor 2,1-7; Mt 11,27-30

Nessuno conosce il padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.  (Mt 11)

Credere significa essere introdotti alla conoscenza della vita di Gesù e del Padre: una grazia di sapienza che richiede umiltà di mente e di cuore. Come ogni relazione richiede un esercizio continuo di ricerca, attenzione e fiducia. Mosè riconosce Dio nel roveto ardente e si sente chiamato ad una vita speciale. Gesù richiama alla necessità di accogliere il suo ‘giogo’ che se pure può apparire in controtendenza rispetto al modo di pensare del tempo d’oggi, di fatto porta alla migliore vita per ogni singola persona. “Troverete ristoro per la vostra vita” è la promessa di Gesù per quanti si pongono alla sua sequela. Da sempre rimane l’unica parola: Dio non abandona i suoi figli!.

 

Preghiamo col Salmo

Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore,
a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!

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