Sabato, Settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Lv 23, 26-32; Sal 97; Eb 9,6b-10; Gv 10,14-18

“Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre”. (Gv 10,14)

Un pastore che muore per salvare dal lupo le sue pecore? Che spreco, che follia inutile ed inaudita. Pecore che al momento buono lo svenderanno, lo lasceranno solo, diranno di non conoscerlo. Pecore che fino all’ultimo dubiteranno pretendendo di vederlo per credere (contraddizione somma poichè è per poter vedere che si crede; il contrario di questo è la negazione della fede-fiducia). In questo spreco sta per  Gesù la sua gloria ed  è l’espressione più alta del suo potere.
Egli ha il potere di offrire la sua vita e di riprenderla di nuovo. Mentre i potenti della terra hanno il potere di prendere la nostra vita, di sacrificarla al dio dell’audience, del mercato, della guerra ecc., ma non hanno il potere di restituircela. Gesù offre e riprende la sua propria vita e lo fa per noi, sue pecore. Il Padre lo ama, è Suo Figlio, la sua gioia dall’eternità.
Ciascuno di noi vale il sangue del Figlio amato!

 

Preghiamo col Salmo

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

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