Giovedi, Settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Dt 15,1-11; Sal 91; Lc 7,18-23

“Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso, ma gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova”. (Dt 15)

Il testo del Deuteronomio fissa le norme di base del vivere solidale perchè il popolo d’Isarele, all’entrata nella terra promessa, mettesse in atto comportamenti rispondenti alla fedeltà a Dio e di corresponsabilità con gli altri. Nulla che anche oggi non abbia valore, anzi, i comandi dati da Dio sono validi sempre, pur con i dovuti adattamenti temporali. Anche oggi dovremmo riuscire a seguirne le indicazioni con maggior determinazione.
L’evangelista Luca ci dice che anche ai tempi di Gesù le resistenze a credere e a fidarsi di quanto Gesù andava insegnando erano forti, e nemmeno il vedere con i propri occhi i prodigi compiuti da Gesù facilitava l’adesione a lui e il riconoscimento della sua identità di Messia. ‘Beato colui che non trova in me motivo di scandalo!’ , dice Gesù ai discepoli del Battista che gli chiedono se è proprio lui Colui che loro attendono per la salvezza o devono attendere qualcun altro. E noi chi attendiamo?

 

Preghiamo col Salmo

Come sono grandi le tue opere, Signore,
quanto profondi i tuoi pensieri!
L’uomo insensato non li conosce
e lo stolto non li capisce.

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