Venerdì 6 aprile, dell'Ottava di Pasqua - in Albis

At 10,34-43; Sal 95 (96); Fil 2,5-11; Mc 16,1-7

«Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande». (Mc 16,4)

Ci sono pietre che noi non sappiamo rimuovere e che sono più grandi delle nostre forze. La più pesante è certamente quella della morte: una pietra che incombe su tutti e non risparmia nessuno. Poi ci sono quelle della malattia e del dolore, dell’ingiustizia e della miseria… Sono davvero tante e ci imprigionano in un sepolcro buio e ci separano dagli altri, in particolare dalle persone più care.
L’annuncio della risurrezione di Gesù ci rivela che il Padre stesso, nella sua misericordia, rotola via queste pietre dalla tomba di Gesù e dalla nostra vita. La morte non ci opprime più anche se nell’uomo rimane la paura; la morte non è più l’ultima parola, quella definitiva, sulla nostra esistenza: Dio l’ha rimossa. Non è più la separazione lacerante dalle persone amate e stimate perché c’è una vita nuova che va oltre. Per noi si apre un nuovo orizzonte che dà un altro valore a tutto ciò che scegliamo e che facciamo. Cambia la prospettiva perché tutto non finisce davanti, o sotto, quella pietra, ma tutto si compie nell’eternità di luce di Dio, oltre il tempo e lo spazio. In questo modo diventiamo capaci di riconoscere ciò che ha valore e ciò per cui spendere le nostre energie.

 

Preghiamo

Crediamo, Signore, nella vita eterna che tu prometti,
la riconosciamo nella risurrezione di Gesù, tuo Figlio.
Ti rendiamo grazie perché consoli il nostro dolore
e ci apri ad un futuro che non ha fine.

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