Martedì 3 aprile, dell'Ottava di Pasqua - in Albis

At 3,25-4,10; Sal 117 (118); 1Cor 1,4-9; Mt 28,8-15

«Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli». (Mt 28,8)

C’è una fretta che genera ansia ed una, invece, che dona gioia. C’è una fretta che logora ed una, invece, che dà speranza. La fretta delle donne al sepolcro assomiglia molto a quella di Maria che va dalla cugina Elisabetta (Lc 1,39): entrambe portano verso gli altri. Le donne annunciano un messaggio di gioia e Maria si prende cura della cugina incinta di Giovanni il Battista. Le nostre giornate dovrebbero essere animate da queste sollecitudini e non, invece, dallo stress che corrode i rapporti con gli altri, semina tristezza nel cuore, consuma la fiducia.
Perché questo accada, però, deve esserci l’incontro con il Signore: quello che chiama ad accoglierlo e quello che invia ad annunciarlo. Soltanto così le nostre corse non avranno come meta noi stessi e i nostri affari, i nostri impegni e le nostre preoccupazione, ma saranno corse che ci condurranno a mettere gioia nel cuore degli altri e a comunicare loro una buona notizia consolante. Faranno di noi persone capaci di cura fraterna e sollecita, di un amore non formale e distaccato. Se il mondo conoscesse questa fretta e corresse con questo spirito sarebbe certamente più bello.

 

Preghiamo

Rendici docili, Signore, alla voce della tua Parola,
perché i nostri passi percorrano le strade del mondo
con un messaggio di gioia e di speranza
e con il desiderio di una cura fraterna.

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