Martedì, Settimana dopo Pentecoste

Es 19,1-6; Sal 80; Lc 12,35-38

I discepoli del Signore vivono nell’operosa attesa del suo ritorno. (Lc 12)

Si deve essere sempre nell’atteggiamento pasquale di chi aspetta il passaggio di Dio per la liberazione, o la venuta dello sposo per l’ingresso nella sala del grande convito. L’imprudenza, la delusione degli eventi, la pigrizia o l’affanno per le tante cose da fare possono divenire ostacoli al giusto modo di considerare il tempo e il vero traguardo della vita. Guardare oltre è il metodo certo per superare i freni a una vita più luminosa e fiduciosa.
Questo è il nocciolo delle parole di Dio a Mosè: Dio libera il suo popolo dalla schiavitù e realizza il disegno della salvezza. Dio ha stabilito la promessa e l’alleanza con il suo popolo – con l’intera umanità -, e non viene mai meno. E’ un impegno eterno, senza condizioni, anche se nel corso della storia ci sembra che l’alternanza tra il bene e il male provi una certa disaffezione di Dio verso di noi e se a noi è richiesto di ascoltare la sua voce.
La presenza dello Spirito, donatoci da Cristo stesso, è la garanzia di questa rinnovata promessa.

 

Preghiamo col Salmo

Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi!

 

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