Martedì, Settimana della V Domenica dopo Pentecoste


Dt 25,5-10; Sal 127; Lc 8,16-18

«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere». (Lc 8,16-18)

Ci manca il silenzio, ci manca il tempo. E ci manca l’umile disponibilità a far posto in noi a qualcosa che ci possa mettere in discussione e a lasciare che l’altro ci interpelli e ci scomodi nelle nostre magari false, ma confortevoli certezze. “Se ascoltaste oggi la mia voce!”.
La Parola di Dio ci è data per ogni nostro oggi, è viva e penetrante per chi le riserva silenzio, tempo, docilità. Come luce che naturalmente si irradia, pervade la vita: e il silenzio non è più vuoto insopportabile, ma si colma di Presenza che nel profondo infonde gioia e serenità; e il tempo frammentato in tante occupazioni si unifica perché queste pian piano non sono più orientate dalla nostra volontà instabile e capricciosa, ma da quella di Dio.

 

Preghiamo col Salmo

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

 

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