V Domenica dopo Pentecoste


Gen 17,1b-16; Sal 104; Rm 4,3-12; Gv 12,35-50

Ti chiamerai Abramo, perchè padre di una moltitudine di nazioni. (Gen 17)

Non importa la vecchaia di Abramo nè la sterilità di Sara, Dio manterrà la sua promessa di rendere Abramo padre di una moltitudine di popoli e darà a Sara il figlio Isacco, figlio dell’alleanza.
Dio, sorgente di vita, mantiene sempre le sue promesse e non ci sono condizioni possibili che annullino la sua alleanza e ne impediscano l’attuazione. Dio pone una sola condizione ad Abramo: “Da parte tua devi osservare la mia alleanza; tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione”. E Abramo credette in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia, ci dice l’apostolo Paolo. non dunque i suoi meriti di opere, ma di fede. La nostra deve dunque essere soprattutto una lode a Dio che ci ha salvato perchè ci ha amato.
L’evangelista Giovanni ci sollecita a credere nalla luce per diventare figli della luce. E Gesù non impone nulla ai suoi discepoli perchè “chi crede in me crede in chi mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perchè chi crede in me non rimanga nelle tenebre”. E chi non crede? Gesù non condanna nessuno perchè la sua missione è quella di salvare.

 

Preghiamo col Salmo

Cercate sempre il volto del Signore.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita da Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

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