Martedì, Settimana della Domenica I dopo Pentecoste

Es 6,29-7,10; Sal 104; Lc 4,25-30

All’udire quelle cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno verso Gesù, si alzarono e lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la città per gettarlo giù. (Lc 4)

Tanta furiosa reazione da parte dei fedeli riuniti in sinagoga sembra fuori misura, eppure Gesù aveva loro spiegato la Scrittura che affermava la piena signoria di Dio sulle vicende umane e di come l’umile e fedele servo di Dio fosse il principale attore della storia della salvezza. I compaesani di Gesù reagiscono violentemente alla considerazione che la promessa messianica sia rivolta a tutti e che solo a Dio spetti la decisione di affidare a uno o a un altro il suo messaggio; il loro atteggiamento è di rifiuto a una salvezza che non si misura su privilegi di nascita, di casta, di appartenenza, come appunto la vedova di Sarepta e il lebbroso Naaman di Siria. Il cuore si chiude e la verità si offusca, come per il faraone davanti ai gesti prodigiosi e alle parole di Mosè e Aronne.

 

Preghiamo col Salmo

Il Signore è fedele alla sua alleanza.
Rendete grazie al Signore
e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
Si è sempre ricordato della sua alleanza.
 

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