Lunedì, Settimana della VI Domenica di Pasqua

At 28,1-10; Sal 67(68); Gv 13,31-36

“Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato”.    (Gv 13,31)

Gesù ha lavato i piedi ai discepoli e uno di loro è uscito per consegnarlo. Tutto questo viene chiamato “Gloria”. Come testamento, come eredità, come ultima volontà, viene lasciato un “comandamento nuovo”. Fondamentale è il comparativo: come. Ognuno di noi ha una propria immagine di cosa sia l’amore. Siamo invitati a lasciare il nostro modo di intenderlo per contemplare il modo proprio di Dio, diventandone gelosi per non confonderlo con nient’altro, perché è santo.
A Pietro viene detto:”…non ora, più tardi”. Solo Dio conosce i tempi di Dio e i nostri. Seguire suo Figlio non è come frequentare un corso di studi: non è tutto programmato. Gesù è vivo, oggi. Come anche noi siamo vivi, coi nostri peccati(che lui conosce) e le nostre qualità (che lui ci ha donato). Il Crocifisso risorto non ci carica le spalle di un peso insopportabile come fanno i maestri di questo mondo (Mt 23,4). Il comandamento nuovo ci indica lo scopo, l’approdo eterno: accogliamo da subito lo Spirito, l’amore tra Padre e Figlio, e il più lungo dei viaggi comincerà coi nostri piccoli passi.

 

Preghiamo col Salmo

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio.

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