At 9,26-30; Sal 21(22); Gv 6,44-51
 

 

“Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato”    (Gv 6,44)

 

Bellissima persona Barnaba. Uomo di fede e che vede lontano. Lui prende, conduce, racconta; e così Saulo, il convertito, viene accolto dagli apostoli. Barnaba ha visto qualcosa che, pur non essendogli ancora chiaro, verrà utile a suo tempo. Saulo si è convertito perché il Padre lo ha attirato a Cristo buttandolo giù da cavallo. Attirare al Figlio è opera del Padre. Come questo accada non dipende da noi. Dipende solo dall’intelligenza che il Padre ha di ciascuno di noi. Per uno come Paolo è stato necessario il KO. E per noi, cosa è necessario per essere attirati verso il Figlio? Di cosa abbiamo bisogno per credere e avere la vita eterna? La nostra fede non è frutto degli sforzi della nostra intelligenza. Essa è, piuttosto, la nostra risposta a ciò che riconosciamo come “ricevuto”. Per questo non è necessario essere dei giganti. Un gigante confida in sé stesso.

Bisogna essere piccoli per fidarsi. Bisogna riconoscere che il Padre si prende cura di me in modi inaspettati, mi nutre e mi conduce alla vita eterna.

 

Preghiamo

Io vivrò per lui,

lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

annunceranno la sua giustizia;

al popolo che nascerà diranno:

“Ecco l’opera del Signore!”.                      

      (dal salmo 21)

 

 

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