Ger 2,1-2a.30-32; Sal 129 (130); Eb 1,13-2,4 Mt 10,1-6

 

«Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciare e guarire ogni malattia e infermità».

(Mt 10,1)

 

Il brano evangelico sembra riassumere i temi portanti che hanno guidato la riflessione dell’intera settimana: la dimensione della familiarità con Gesù e dell’ascolto della Parola (i discepoli vengono chiamati attorno a lui), l’invito ad andare ed annunciare alle genti, l’inadeguatezza di chi porta l’annuncio: quella degli apostoli non è una comunità perfetta, tant’è che di Giuda si ricorda il tradimento, di Matteo il fatto che fosse un pubblicano. Eppure Gesù li chiama a ripetere gli stessi gesti che lui stesso compie: liberare e risanare. Che cosa significa per noi oggi liberare e risanare?

 

Preghiamo

Signore, noi non distinguiamo tra giusti ed ingiusti, ma tra giustizia ed ingiustizia.

Odiamo perciò l’ingiustizia, ma amiamo gli uomini anche quando si comportano in modo ingiusto. Per questo noi ci impegniamo a indicare ciò che è giusto.

(Martin Luther King)

 

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