At 17,16-34; Sal 102(103 );Gv 12,44-50

 

 

«Perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre». (Gv 12,46)

 

 

La finale del capitolo 12 del vangelo di Giovanni, suona come un ultimo appello e si riallaccia al primo confronto dialettico, quello con Nicodemo. Sarebbe molto utile rileggere Gv 3 e constatare che, alla fine, Gesù riprende le parole dell’inizio, chiudendo il cerchio. Alle tenebre e alla condanna egli si oppone con la luce e con la vita.

Quale tenebra è più profonda di quella di colui che crede che Dio voglia la sua condan­na? Quale luce è più splendente di quella di un Dio che, fattosi carne, affronta la morte per darmi la sua vita? Il principe di questo mondo è stato giudicato e gettato fuori, la sua menzogna è stata sbugiardata dal crocefis­so. Il Padre non è come lo aveva dipinto lui (Gen 3,1-5). Ora tocca a noi scegliere se fidarci della testimonianza del Figlio sul Padre e ricevere la sua vita luminosa, o rimanere nelle tenebre dell’immagine del Dio presentato da Satana: geloso e vendicativo, sempre pronto a giusti­ziarmi.

 

Preghiamo

 

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,

così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;

quanto dista l’oriente dall’occidente,

così egli allontana da noi le nostre colpe.

(dal Salmo 102)

 

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