Novena di Natale

II feria prenatalizia “dell’Accolto”

 

 

Rut 1,15-2,3;Sal 51 (52); Est 3,8-13; 4,17i-17z; Lc 1,19-25

 

«Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio…»                (Lc 1,19).

 

I versetti precedenti al brano proposto oggi ci descrivono Elisabetta e Zaccaria come “giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” (Lc 1,6), ma non avevano figli e questo, per il mondo ebraico, è una delle più grandi tragedie. Non aspettavano altro che la conclusione della loro vita. Il futuro era già, in certo modo, segnato senza nessuna altra speranza. In essi possiamo vedere la vita di tanti anziani e anziane, rassegnati a passare gli ultimi anni della vita in modo più o meno triste. Ma Dio interviene con la sua Parola e annuncia a Zaccaria che la moglie avrà un figlio. È impossibile, è troppo, pensa Zaccaria. E resta muto. La forza e l’amore del Signore si scontrano spesso con la nostra incredulità e, pur avendo il tesoro del Vangelo, diventiamo come muti, incapaci di parlare e di sperare. Chi non ascolta non riesce neanche a parlare. L’amore di Dio vince la nostra incredulità. Elisabetta, nella sua vecchiaia concepisce un figlio. Nessuno è tanto vecchio da non poter vedere e operare cose nuove e belle.

 

Preghiamo

Ho sperato, ho sperato nel Signore,

ed egli su di me si è chinato,

ha dato ascolto al mio grido.                                (dal Sal 40,2)

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