Ez 37,15-22a; Sal 84 (85); Os 11,7-11; Mt 22,23-33

 

«Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione».       (Os 11,8c)

 

L’amore è quanto costituisce la natura di Dio. Da sempre  Dio ci ama e tutto l’Antico Testamento ne reca l’impronta. Si tratta di un amore tenero, di un amore geloso di chi non si rassegna a perdere l’amato, di un amore che si fa carezzevole o sferzante come un grido appassionato, ma sempre amore. L’uomo può allontanarsi dal suo creatore col peccato, può dimenticarsi di lui, ma Dio continuerà a inseguirlo con ostinata tenerezza, pur rispettandone la libertà, perché il suo cuore di padre “si commuove dentro di lui, il suo intimo freme di compassione”. Per questo possiamo sempre riprendere la strada di casa, come il figlio prodigo, certi che la porta è spalancata e, più ancora, le braccia del Padre sono protese per riaccoglierci e restituirci la dignità che abbiamo calpestato. Come è bello poterti chiamare Padre!
 

Preghiamo

Padre mio, io ti ringrazio perché tu non mi dimenticherai mai, poiché sono tuo figlio.

Padre mio, io ti ringrazio perché tu sei un vero Padre, e non rimani indifferente quando il tuo figlio è triste, ma gli porti conforto e aiuto.

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