s. Matteo, apostolo ed evangelista

At 1,12-14; Sal 18; Ef 1,3-14; Mt 9,9-17

Suscita scandalo che Gesù mangi coi peccatori; con gente che non gode buona fama e forse anche non è di fatto molto onesta. Ma lo scandalo viene da chi illusoriamente si crede immune dal peccato. (Mt 9)

 

Negli scritti dei Padri della Chiesa si parla sovente degli Apostoli come dei "principi"; Matteo non si presenta come un principe, ma come un peccatore perdonato. Ed è qui il fondamento dell’apostolato: aver ricevuto la misericordia del Signore, aver capito la propria povertà e pochezza, averla accettata come il "luogo" in cui si effonde l’immensa misericordia di Dio: "Misericordia io voglio; non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Una persona che abbia un profondo sentimento della misericordia divina, non in astratto, ma per se stessa, è preparata per un autentico apostolato. Chi non lo possiede, anche se è chiamato, difficilmente può toccare le anime in profondità, perché non comunica l’amore di Dio, l’amore misericordioso di Dio.

Il vero apostolo, come dice san Paolo, è pieno di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, avendo esperimentato per se stesso la pazienza, la mansuetudine e l’umiltà divina, se si può dire così: l’umiltà divina che si china sui peccatori, li chiama, li rialza pazientemente.

Preghiamo col Salmo

 

I cieli narrano la gloria di Dio,

e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.

Il giorno al giorno ne affida il messaggio

e la notte alla notte ne trasmette notizia.
 

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