Ct 5,9-14.15c-d.16c-d; Sal 18(19); 1Cor 15,53-58; Gv 15,1-8

 

«Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore».  (Gv 15,1)

 

L’Amata, oltre anelare a ricongiungersi con l’Ama to, lo descrive con gli accenti dell’amo­re infuocato. Lo conosce fino in fondo. Indugiando sul suo volto ne descrive l’unicità senza parago­ne. Sono, questi, i sentimenti della Chiesa per il suo Sposo. Lei è chiamata a rimanere salda e irremovibile mentre progredisce! Due condizioni contrapposte e para­dossali: come la vite di cui parla Gesù. Affonda nel Padre le radici ed è inamovibile da lui; ma progredisce crescendo e portando frutto, poiché il suo vignaiolo è il più abile di tutti. Rimaniamo come i tralci nella vite, facendo fluire nella nostra esistenza quello che ricevia­mo dal Padre e dal Figlio perché porti frutto. Tagliare e potare, possono apparire come la stessa operazione. Ma il sa pien te Agricoltore vede più lontano e più in profon­dità di noi. Lui sa quello che fa. Rimanere nella vite significa fidarsi di lui.

 

Preghiamo

Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.
Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale:
esulta come un prode che percorre la via.

(dal salmo 17)

 

[La Parola ogni giorno – "La creazione geme e soffre le doglie del parto". Gesù Cristo, sposo dell’umanità – Tempo di Pasqua 2012 – Centro Ambrosiano]

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