Martedì della V settimana di Pasqua

At 22,23-30; Sal 56; Gv 10,31-42

Poiché i Giudei continuavano a urlare, a gettare via i mantelli e a lanciare polvere in aria, il comandante fece portare Paolo nella fortezza, ordinando di interrogarlo a colpi di flagello, per sapere perché mai gli gridassero contro in quel modo. (At 22,23-24)

Quanto è scomposta la reazione dei Giudei che ascoltano Paolo raccontare la propria conversione e ripetere quanto il Signore gli aveva detto! Anche il comandante della coorte, che aveva sottratto Paolo al linciaggio della folla, è stupito e incuriosito da tanta violenza manifestata nei confronti di quest’uomo, e vorrebbe poter capire. Come accaduto a Gesù, così accade a Paolo, vero discepolo. Ritroviamo anche noi che ci sono aspetti della nostra vita in cui sperimentiamo una più ampia sensibilità, in cui giungiamo più facilmente a una incontrollata irritazione; ci sono cose che ci infastidiscono più rapidamente e che sanno tirar fuori il peggio di noi. A volte ci opponiamo gli uni agli altri con durezza, e non sempre per cose di così grande importanza; e non abbiamo la pazienza di provare a capire, di cercare una via per comporre i dissidi, per assottigliare le distanze. In questo modo trascuriamo quel confronto sereno che potrebbe relativizzare le nostre diversità e anzi trasformarle, magari, in un reciproco arricchimento.

Preghiamo

Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore.
Voglio cantare, voglio inneggiare: svégliati, mio cuore,
svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora.

(Sal 57,8-9)

 

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