Mercoledì della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

1Cr 17, 16-27; Sal 60 (61); Lc 11, 9-13

La casa di Davide, tuo servo, sia stabile davanti a te! Poiché tu, Dio mio, hai rivelato al tuo servo l’intenzione di costruirgli una casa, per questo il tuo servo ha trovato l’ardire di pregare alla tua presenza. (1Cr 17,24b-25)

Davide ha appena dovuto rivedere i suoi progetti: egli intendeva costruire un tempio per il Signore, ritenendo così di potergli attribuire l’onore dovuto. Il Signore, tuttavia, gli segnala che egli non è fatto per essere in un solo luogo, fermo e chiuso come se ne fosse imprigionato, ma la sua casa corrisponde allo stesso popolo di Israele. Egli dona qualcosa di ancor più grande della possibilità di incontrarlo in un luogo: si fa incontrare nella storia, dando a ciascuno la responsabilità di farlo vivere nel tempo, di generazione in generazione. Per questo Davide risponde pregando, accogliendo l’alleanza e assumendo la responsabilità di lasciare che il Signore abiti con lui.
Ciascuno può lodare il Signore per la sua grandezza che si manifesta nel tempo e riconoscere la grande responsabilità che ne deriva: rendere la sua presenza viva, tanto da consegnarla alle generazioni future.   

Preghiamo

Vorrei abitare nella tua tenda per sempre,
vorrei rifugiarmi all’ombra delle tue ali.
Tu, o Dio, hai accolto i miei voti,
mi hai dato l’eredità di chi teme il tuo nome.

dal Salmo 60 (61)

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