Martedì della settimana dell'ultima domenica dopo l'Epifania

Qo 3, 10-17; Sal 5; Mc 12, 18-27

Io, Qoèlet, ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine. Ho capito che per essi non c’è nulla di meglio che godere e procurarsi felicità durante la loro vita; e che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro, anche questo è dono di Dio.  (Qo 3,10-13)

Qoèlet rileva che l’essere umano può essere felice, purché egli comprenda qual è la sua misura. Infatti, qualora volesse avere la stessa potenza divina, ovvero conoscere il principio e la fine, fallirebbe. Al contrario, è possibile riconoscere che non è un limite il fatto che la vita sia strutturata secondo la scansione dei tempi, impossibilitata ad andare oltre il tempo. Si tratta piuttosto della forma adeguata per vivere in pienezza, la capacità di esistere secondo questo ritmo non è la condanna di chi non può fare altro, bensì il dono offerto a chi sa fruttare pienamente ogni istante che gli è donato.

Preghiamo

Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome,
poiché tu benedici il giusto, Signore,
come scudo lo circondi di benevolenza.

dal Salmo 5

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