Venerdì della settimana della X domenica dopo Pentecoste

2Cr 10, 1-4. 15-19; Sal 105 (106); Lc 11, 46-54

Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.  (2Cr 10,17-19)

L’alleanza che il Signore stipula con il popolo non è un dato immutabile, una sicurezza di cui avere garanzia senza mettere in gioco la propria libertà. Il re Roboamo non amministra il regno con la medesima sapienza di Salomone, anzi concentra a tal punto il potere su di sé da arrivare a determinare la divisione del regno. Si tratta di un tradimento del dono fatto dal Signore, perché la terra, data a tutti per vivere di relazioni buone, diventa il luogo della divisione e della ribellione. Nella misura in cui chi ne ha responsabilità abbandona la cura dovuta al rapporto con gli altri, anche il legame con il Signore appare difficile. Nessuno può ritenere come un dato immutabile il dono del Signore, ma proprio oggi può accogliere con responsabilità il dovere di prendersi cura delle relazioni che gli sono affidate.

Preghiamo

Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
meraviglie nella terra di Cam,
cose terribili presso il Mar Rosso.

Dal Salmo 105 (106)

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