Ascensione del Signore

At 1,6-13a; Sal 46; Ef 4,7-13; Lc 24,36b-53

Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo. (Ef 4,11-12)

Paolo scrive ai cristiani di Efeso legando in un unico disegno la venuta del Figlio di Dio in mezzo a noi e la sua ascensione «per essere pienezza di tutte le cose» (Ef 4,10). La sua assenza consegna ai suoi fedeli la responsabilità di proseguire il suo impegno, interpretando ogni tempo e ogni situazione nella direzione del Cristo, cioè della salvezza a tutti offerta dall’amore di Dio. Paolo descrive così il percorso che siamo chiamati a compiere: lavorare insieme per «edificare il corpo di Cristo», per ritrovarci in una fede condivisa e meglio comprendere il volto di Dio in Gesù. Il destino preparato per ognuno di noi è il medesimo, in Gesù risorto, nella gloria di Dio. In questa comune responsabilità, a ciascuno è dato un dono particolare, che va riconosciuto e impiegato per il bene comune. Nessuno è inutile, nessuno è poco importante nel disegno di Dio: il «corpo di Cristo» si mostrerà in tutta la sua bellezza nell’esercizio di una responsabilità condivisa, che ci possa condurre alla «pienezza» nella quale il Salvatore già vive e ci attende.

Preghiamo

Padre nostro, che sei nei cieli,
fa’ che tutti conoscano il tuo nome;
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
in terra come in cielo, alleluia, alleluia.

(dalla liturgia)

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