Lunedì della settimana della penultima domenica dopo l'Epifania

Sap 15, 14 – 16, 3; Sal 67 (68); Mc 10, 35-45

Sono tutti stoltissimi e più miserabili di un piccolo bambino i nemici del tuo popolo, che lo hanno oppresso. Perché essi considerarono dèi anche tutti gli idoli delle nazioni, i quali non hanno né l’uso degli occhi per vedere, né narici per aspirare aria, né orecchie per udire, né dita delle mani per toccare, e i loro piedi non servono per camminare. Infatti li ha fabbricati un uomo, li ha plasmati uno che ha avuto il respiro in prestito.  (Sap 15,14-16)

Il sapiente sa riconoscere gli idoli e quindi sa comprendere chi è il vero Dio. Tutto ha a che fare con la vita: gli idoli non sono viventi, a differenza del Dio di Israele. Egli non solo vive, ma ha «dato in prestito» il respiro agli esseri umani. La condivisione del soffio vitale può rendere ciascuna donna e ciascun uomo consapevole della propria grandezza; a partire da questo fatto, allora, si può decidere di non sminuirsi lasciandosi attrarre da idoli vuoti, decidendo di seguire senza timore l’unico che dà la vita e fa vivere in pienezza.

Preghiamo

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio.

Dal Salmo 67 (68)

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