Venerdì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Es 12, 29-36; Sal 104 (105); Lc 4, 42-44

Il popolo portò con sé la pasta prima che fosse lievitata, recando sulle spalle le madie avvolte nei mantelli. Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti. Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali accolsero le loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani. (Es 12,35-36)

La partenza dall’Egitto, il momento della liberazione è caratterizzato da due aspetti: innanzitutto gli israeliti portano con sé la pasta del pane che non è ancora lievitata. La loro fuga è rapida, non è possibile attendere ma è necessario agire nel momento in cui il Signore si manifesta. Inoltre, essi ottengono dagli egiziani i loro beni, questa ulteriore divisione mette in luce dove cada la benevolenza del Signore: non ci sono mezze misure, il popolo che egli accompagna è quello di Israele, l’Egitto deve essere lasciato senza nulla aver più in comune.
La fretta come risposta all’operare del Signore e la separazione totale rispetto al luogo della schiavitù sono due dimensioni che anche oggi possono segnare la vita di ciascuno: il Signore dona la libertà e ciascuno può rispondere senza mezze misure lasciandosi condurre da lui.

Preghiamo

Quando uscirono, gioì l’Egitto,
che era stato colpito dal loro terrore.
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.

dal Salmo 104 (105)

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