V Domenica dopo l'Epifania

Is 66, 18b-22; Sal 32 (33); Rm 4, 13-17

Così dice il Signore Dio: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti». (Is 66,18-19)

Il profeta Isaia trasmette la parola del Signore a un popolo ormai disperso perché in esilio. Quelle persone potrebbero chiudersi in sé stesse e nella loro identità esclusiva a causa delle difficoltà che vivono, avendo come unico obiettivo quello di ritornare nella terra. Ma proprio a loro il Signore propone ben di più: non solo promette di mantenere l’alleanza, quindi il ritorno della terra, ma espande la promessa fino a confini inimmaginabili, cioè arriva a toccare tutto il mondo.
Questa è la logica del Signore: allargare le possibilità proprio quando le previsioni si fanno limitate perché ci si sente oppressi da molte difficoltà. Sta a ciascuno lasciarsi coinvolgere da Colui che ha così tanta fiducia in ogni essere umano da rilanciare la sua missione, senza che vi si possa mettere alcun limite.

Preghiamo

Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

dal Salmo 32 (33)

 

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