Venerdì della VII settimana di Pasqua

Ct 7,13a-d.14;8,10c-d; Sal 44; Rm 8,24-27; Gv 16,5-11

Anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. (Rm 8,26-27)

Siamo fragili, e anche la nostra preghiera è povera e risente della nostra confusione; domandiamo forse tante cose, ma non sappiamo bene cosa sia conveniente, utile o importante chiedere; perché il nostro sguardo è sempre un po’ miope di fronte alla lungimiranza di Dio e alla profondità che il regno di Dio assume nel mondo e nella storia. Così, scrive Paolo, lo Spirito stesso dentro di noi esprime le cose di Dio, ci fa cioè avvertire la comunione con il Signore al di là della «nostra debolezza», perché Dio è in noi, come Gesù è Dio con noi. Docilità allo Spirito, allora, è manifestazione della fiducia in Dio, in modo che, in fondo, nemmeno serve più chiedere qualcosa, perché Dio ci conosce e noi magari riusciamo a intuire qualcosa di quello che Dio desidera e forse anche di quello che Dio prepara per noi e per il mondo che vuole salvo. Solo grazie allo Spirito di Dio, i cui «gemiti» forse nemmeno comprendiamo, ma che getta così luce sul nostro cammino.

Preghiamo

Discenda sulla tua famiglia, o Padre,
una nuova effusione dello Spirito Santo
perché rifioriscano nella grazia i cuori dei credenti,
e le loro preghiere si elevino a te gradite.

(dalla liturgia)

 

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