Domenica dopo l'Ascensione

At 1,9a.12-14; Sal 132; 2Cor 4,1-6; Lc 24,13-35

Noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. (2Cor 4,5-6)

Paolo ci appare spesso travolgente, diretto, anche un po’ duro; il suo approccio allora infastidiva molti e forse può disturbare anche oggi. Ma una cosa è chiarissima nel suo dirompente protagonismo: è tutto diretto al Cristo, vuole che emerga la luce che è Gesù, il Salvatore. Per questa sola ragione si spende in modo così determinato, definendo sé e gli altri apostoli «servitori», dediti solo alla «causa di Gesù». La gloria di Dio, scrive Paolo, brilla nel cuore dei credenti e «sul volto di Cristo». L’obiettivo della Chiesa, quindi, è quello di aiutare a riconoscere lui, il Maestro e Signore: non abbiamo niente di nostro da annunciare; non dobbiamo convincere nessuno per ciò che noi siamo e abbiamo. Se ci sono luci da accendere, è bene che illuminino il Crocifisso e il Risorto, non i nostri progetti o i nostri risultati, non noi. Questo ha permesso a Paolo la franchezza e il coraggio anche nelle situazioni più difficili e rischiose; ancora questo permetterà al nostro cammino di farsi segno efficace del Cristo risorto, non altro.

Preghiamo

Volgi, o Dio, il tuo sguardo di bontà
su noi che imploriamo misericordia;
possiamo sempre gloriarci dei tuoi benefici
poiché te solo riconosciamo
come salvatore e come padre.

(dalla liturgia)

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