Giovedì della settimana della VIII domenica dopo Pentecoste

1Sam 24, 2-13. 17-23; Sal 56 (57); Lc 10, 25-37

Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”.  (1Sam 24,9-11)

Davide è ormai opposto a Saul, ma quando gli si presenta l’occasione di sconfiggerlo definitivamente, uccidendolo, si rifiuta di coglierla. Egli non lo fa in quanto Saul è stato scelto dal Signore. Davide interpreta il suo ruolo riconoscendo che non è dato dalla sua gloria personale, ma dal Signore, pertanto non prende un’iniziativa personale contro Saul.
Quanto egli fa è sicuramente difficoltoso, ma deve corrispondere alla misura dell’agire di ciascun cristiano, capace di discernere quando le sue scelte sono determinate solo dai propri desideri, oppure la propria volontà è messa al servizio del Regno.

Preghiamo

Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.

Dal Salmo 56 (57)

 

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