Ger 1,4-10; Sal 73 (74); Ab 1,1;2,1-4; Mt 4,18-25

 

«E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.»            (Mt 4,19-20)

                                                                                                                                                                    

I primi apostoli sono pescatori, lavoratori robusti. Essi non pescano con l’amo, ma con la rete, tirando a riva ciò che la loro bravura è riuscita a raccogliere. Nel mondo ebraico, il mare è considerato la dimora del demonio. Gli ebrei, infatti, sono uomini di terra, agricoltori o pastori, spesso camminatori del deserto. Il mare si frappone alla vita, alla luce perché è profondo, infido, pericoloso e misterioso. Perciò, la chiamata di Gesù a diventare pescatore di uomini significa strapparli dal male e dalla morte. L’invito di Gesù ai suoi discepoli è segno della missione di Gesù stesso: si raccomanda che ogni fratello o sorella in difficoltà venga strappato dal male, dalle passioni sfrenate, dalla disperazione, dal senso di inutilità, dall’integralismo.

Questo tempo di Avvento sia occasione per ciascuno di noi per sentire tutta la vitalità del Vangelo fatto di sguardi e di incontri, di persone e di passione.

 

 

Preghiamo

 

Gioia e allegrezza piena

per quelli che ti cercano, o Signore;

dicano sempre: «Dio è grande!»

quelli che amano la tua salvezza.      

      (Sal 69,5)

 

 

[da: “La Parola ogni giorno.Gesù verità della storia. Avvento e Natale 2016”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

 

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