Sabato 22 aprile – Ottava di Pasqua

 

 

At 3,12b-16; Sal 64 (65); 1Tm 2,1-7; Gv 21,1-14

 

«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete.» La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» (Gv 21,6-7).

 

Dopo la risurrezione di Gesù pare che tutto ritorni come prima. L’evento che ha rinnovato interamente l’umanità sembra illanguidito pochi giorni dopo la Pasqua: i discepoli continuano a lavorare e non smettono di sperimentare l’insuccesso. La Chiesa, comunità convocata dallo stesso Risorto, conosce al suo interno la santità e il peccato, la grazia e il rifiuto. Il rischio è quello di scoraggiarsi, di sedersi, di adattarsi a una vita grigia. La novità di questa pagina del Vangelo rivela che il Signore è presente, raggiunge i discepoli delusi, apre loro una nuova e inedita possibilità. Ai discepoli è chiesto di riconoscere la presenza del Risorto e di capire che opera ancora, compiendo grandi cose. Nell’episodio c’è uno scambio di pareri fra il discepolo amato e Pietro. Colui che ha posto il suo capo sul petto di Gesù durante la cena, percepisce la presenza nascosta del Risorto e lo comunica a Pietro. Quasi a dire che è necessaria una sensibilità spirituale per avvertire la presenza del Signore risorto, che non smette di operare nella storia.

 

Preghiamo

 

Quando le vicende tristi dell’esistenza

ci spingono a non percepire la tua presenza,

donaci, Signore Risorto, di comprendere

che tu abiti nei nostri giorni e non smetti di operare con potenza.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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