Martedì 16 maggio

 

At 15,13-31; Sal 56 (57); Gv 10,31-42

 

Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui (Gv 10,40-42).

 

Gesù, sotto minaccia, si allontana. Il passo che compie al di là del Giordano potrebbe avere un valore simbolico: Gesù abbandona la Giudea minacciosa e incredula. Tuttavia egli non è solo, si delinea la nascita di una nuova comunità: molti credono e rimangono con lui. L’evangelista ricorda il ruolo di Giovanni Battista ed evoca la sua prima confessione pubblica che aveva il senso della testimonianza. La grande figura del battezzatore aveva aderito sino in fondo a Gesù, era la voce che annunciava il Verbo. Dopo che Gesù aveva dichiarato che Giovanni rendeva testimonianza alla verità (cfr. Gv 5,33), ora il popolo gli fa eco. Sul Giordano, laddove l’avventura di Gesù era iniziata, v’è quasi una pausa, caratterizzata dall’adesione a lui nella fede. Nella dinamica del Quarto Vangelo questa è un’oasi di pace, prima che si scateni la buriana della polemica prima della passione. L’evangelista sembra ribadire la finalità della sua opera: credere in Gesù. È quanto è richiesto al lettore del Vangelo.    

 

 

Preghiamo

 

Signore Gesù,

le pagine del Vangelo che ascoltiamo

non ci conducono ad assumere informazioni su di te,

ma a credere in te, fidando della tua promessa,

ricevendo in dono la vita eterna.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

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