Lunedì 22 maggio

At 19,1b-10; Sal 67 (68); Gv 13,31-36

 

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).  

 

Il comandamento di Gesù di «amarsi gli uni gli altri» ha un carattere pregnante. Di questo amore si può dire che è molto intenso (in quanto Gesù «li amò sino alla fine», Gv 13,1). Inoltre il comando si rivolge in primo luogo ai fratelli credenti, con qualcosa di sorprendente: Gesù infatti non chiede di amare lui, cioè di rispondere a lui con la stessa intensità, bensì di amarsi reciprocamente; la reciprocità non è verticale ma orizzontale. Tale amore si radica nell’amore del Figlio per gli uomini e ha carattere teologale, rivelatore della relazione d’amore fra il Padre e il Figlio. È questo il «comandamento nuovo»: non si tratta di una novità temporale, come se fosse una novità, bensì di una novità qualitativa. L’amore non è reciproco: Gesù non dice «Come il Padre mi ha amato, io ho amato il Padre», bensì: «Come il Padre mi ha amato, io vi ho amato». Dal Padre al Figlio, dal Figlio alla comunità, dalla comunità alle relazioni interpersonali.

 

Preghiamo

 

Signore Gesù,

il comandamento nuovo non è qualcosa d’impossibile,

ma la realizzazione di un dono:

guardando alla relazione fra te e il Padre

apprendiamo ad amarci fra noi.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

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