III giorno dell’ottava di Natale – S. Giovanni, apostolo ed evangelista

 

 

1Gv 1,1-10; Sal 96 (97); Rm 10,8c-15; Gv 21,19c-24

 

«Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena».     (1Gv 1,3-4)

 

La parola comunione è una delle più usate all’interno delle nostre comunità e, come capita alle parole di uso frequente, spesso si logora e si usura fino a smarrirne il significato più autentico. Occorre ritornare alla sorgente della comunione: essa è innanzitutto una condizione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, un attributo della Trinità, un mistero a cui noi possiamo solo cercare di avvicinarci. Ma, come ricorda la lettera di Giovanni, la comunione è anche un dono di cui il Padre e il Figlio ci rendono partecipi: non siamo noi, quindi, i primi artefici di comunione, ma siamo chiamati ad assumerci la responsabilità che tale dono comporta. Lo stile di Gesù, che Giovanni ha veduto e udito, diventa quindi la sorgente a cui attingere, la modalità attraverso la quale possiamo essere in comunione con i fratelli, in una logica di accoglienza, di apertura, di dono gratuito, di corresponsabilità nel custodire Cristo nell’altro, certi che solo così la nostra gioia sarà piena.

 

Preghiamo

Vivere nell’Amore, con l’Amore, per l’Amore, indissolubilmente uniti alla tua più alta manifestazione, o Signore. Sempre più luce, sempre più bellezza, sempre più vita.

     (Vannucci, Alle Stinche)

 

 

 

 

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