IV giorno dell’ottava di Natale – Ss. Innocenti Martiri
 

 

Ger 31,15-18.20; Sal 123 (124); Rm 8,14-21; Mt 2,13b-18

 

«Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto». (Mt 2,14)                                  

 

Ancora un angelo che parla e ancora la fedeltà serena ed incondizionata di Giuseppe che, senza un dubbio, senza una parola, sella l’asino, vi carica la famiglia e s’incammina verso una terra straniera. L’impegno di custodire Gesù, di prendersi cura di Lui gli chiede di nuovo un salto nel vuoto, un cambiamento radicale di vita, in un nuovo paese, fra gente sconosciuta, a cui non può e non vuole sottrarsi. Giuseppe, un migrante di duemila anni fa con un asino, una donna e un bambino, che attraversa a piedi un mare di sabbia, ci ricorda i tanti Youssuf che attraversano oggi i nostri mari d’acqua: un angolo di barca per sella, le onde per cavalcatura. Identico il bisogno di salvezza e di cura, spesso diverso l’esito del viaggio. Dopo il deserto di sabbia, per Giuseppe una vita normale in attesa che possa compiersi la profezia. Dopo il deserto d’acqua per Youssuf un’accoglienza di mascherine, guanti di lattice e filo spinato. Un prendersi cura che conosce solo se stesso, che spesso non sa o non vuole riconoscerne altri.

 

Preghiamo

A tutti i cercatori del tuo volto mostrati, Signore; a tutti i pellegrini dell’assoluto, vieni incontro, Signore; con quanti si mettono in cammino e non sanno dove andare cammina, o Signore. Affiancati e cammina con tutti i disperati sulle strade di Emmaus.

 (D. M. Turoldo)

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