LUNEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

 

Gb 2,1-10; Sal 118 (119),153-160; Tb 2,1b-10d; Lc 21,34-36

 

Per la nostra festa di Pentecoste, cioè la festa delle Settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola; la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: “Figlio mio, va’, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni, figlio mio.” (Tb 2,1b-2)

 

La difficoltà pesante di persecuzione e mancanza di libertà, che anche Tobi sta vivendo, non gli impedisce di rendersi attento a chi tra i suoi fratelli si trova in una difficoltà ancora più grande. I tempi di crisi ci sospingono più diffusamente all’autodifesa, e ad arroccarci nelle nostre poche sicurezze, ampliando il già diffuso disinteresse per la vita degli altri. Tobi manifesta invece la capacità di tenere lo sguardo aperto nella direzione dei bisogni altrui e consapevole delle possibilità di essere di aiuto. Affronta i suoi rischi e supera la naturale ritrosia di chi ha già tanti problemi e deve badare a se stesso e a chi gli è più vicino. E insegna al figlio questo stile aperto e generoso. Cosa passa, oggi, nello stile di vita delle nostre famiglie?

 

Preghiamo

 

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
(dal Salmo 128)

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