Ct 1,5-6b.7-8b; Sal 22(23); Ef 2,1-10; Gv 15,12-17 «… Tutto ciò che ho udito dal padre mio l’ho fatto conoscere a voi». (Gv 15, 15) Nel vangelo di Matteo, Gesù dice che il suo giogo è dolce e il suo carico leggero (Mt 11,30). Noi un po’ diffidiamo di questa frase. Guardando il crocifisso vediamo un carico impossibile da portare. Il fatto è che non possiamo amare come Gesù facendo a meno di Gesù. Il comandamento non è una sfida, né un’ingiunzione, di cui egli sarebbe giudice finale e super partes, neutrale. Lui non è neutrale, lui sta da una parte. Chi ama è sempre dalla parte dell’amato. Per lui non siamo servi ma amici e amici scelti. Nessuno è amato più o meno di un altro, ma ciascuno nella propria unicità. Ognuno di noi è amato con la qualità e l’interezza con cui sono amati da Dio san Francesco d’Assisi o santa Teresa di Lisieux, per citarne due tra miriadi. Solo lasciandoci prendere dalla mano di Gesù possiamo entrare nella danza della Trinità. Nella nuova Gerusalemme c’è uno strano mercato in cui merce e moneta corrispondono. Lo diceva san Giovanni della Croce: l’amore con l’amore si paga. Preghiamo Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. (dal Salmo 22)  [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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