Es 34,27-35,1; Sal 35(36); 2Cor 3,7-18; Gv 9,1-38b «Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti. Quando Mosè scese dal monte Sinai, non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, perché aveva conversato con lui. Mosè disse agli Israeliti: “Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare”». (Es 34,28a.29.35,1b) Mosè ha parlato con Dio, ha ricevuto le tavole della legge e ora il suo volto è luminoso, riflesso dello splendore della sua gloria. Anche noi abbiamo la possibilità di intrattenerci con Dio nella preghiera. Ne usciamo con qualche luminosità, almeno nell’animo, con la gioia e la serenità che si riflettono in certa misura nel volto? All’uscita della santa Messa, sul sagrato, dovrebbero esserci solo sorrisi che illuminano lo sguardo, cordialità e amabilità per l’incontro con Dio e i fratelli. È veramente così? Gesù nel Vangelo dà la vista al cieco nato. Noi col Battesimo abbiamo ricevuto da Dio la luce della fede, viviamo in questa luce, testimoniamola sempre e ovunque, portiamola a chi non la possiede. Preghiamo Padre della luce apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo e crediamo in lui solo, Gesù Cristo tuo Figlio. (dalla Liturgia) Impegno settimanale Essere testimoni della luce del Vangelo nella vita di ogni giorno. [da: La Parola ogni giorno – NASCERE DA ACQUA E SPIRITO – Santità battesimale – Quaresima 2011 – Centro Ambrosiano]

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