Ct 5, 2a. 5-6b; Sal 41; 1Cor 10, 23. 27-33; Mt 9,14-15 «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno». (Mt 9,15) In casa di Matteo, l’esattore delle tasse, insieme a Gesù siedono i farisei, e anche alcuni seguaci del Battista che interrogano il rabbi sul mancato digiuno dei suoi discepoli. Gesù risponde con una domanda: possono digiunare gli invitati alle nozze? E in questo modo ci dice chi è lui. Gesù è lo sposo, in lui si celebrano le nozze tra l’uomo e Dio. I suoi discepoli non digiunano, vivono la gioia dell’incontro con lui. Poi verrà il momento della Croce, in cui lo sposo ci sarà tolto. Non sarà più visibilmente tra noi. Quello sarà il tempo del digiuno, ma di un digiuno alla ricerca del volto del Maestro, presente nei piccoli e nei poveri. Da amare con lo stesso amore con cui sono amati da Dio. Ritorna l’eco delle parole del profeta Isaia: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? » (Is 58,6-7). Questo digiuno consentirà l’incontro con il Signore e farà nuova la vita dei discepoli. Preghiamo Sperate in Dio, popoli di ogni luogo, aprite al suo cospetto il vostro cuore: egli è il nostro rifugio, alleluia. (dal salmo 61) [da La Parola di ogni giorno, Ragione della nostra libertà – Pasqua 2010, Centro Ambrosiano]

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