Ez 4, 4-17; Sal 76 (77); Gl 3, 5-4,2; Mt 11, 16-24 «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:”Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”». (Mt 11, 16-17) Il vangelo di oggi si apre con una domanda, la stessa che oggi sentiamo rivolta a ciascuno di noi. Che cosa possiamo rispondere noi donne e uomini del terzo millennio? Anche a noi spesso capita di sentirci come i bambini che vogliono divertire la gente in piazza e si lamentano quando si accorgono che nessuno si muove secondo la musica che loro suonano. È difficile infatti accettare che spesso le cose non vadano secondo i nostri desideri, difficile accettare chi non la pensa esattamente come noi, chi ci provoca e mette in discussione le nostre certezze, chi o che cosa porta cambiamenti al nostro quieto vivere, difficile soprattutto non dare giudizi e non avere pregiudizi verso gli altri. A Giovanni Battista e allo stesso Gesù è toccato di essere giudicati e definiti persone poco affidabili soltanto perché non rientravano negli schemi di alcuni benpensanti. Potrebbe essere questo un tempo propizio per provare a lasciar perdere i nostri pregiudizi e ad avere più coraggio cercando di allargare il nostro orizzonte con lo spirito di umiltà che ci viene dal Bambino che stiamo aspettando. Preghiamo Signore, che cos’è l’ uomo perché tu l’abbia a cuore? Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero? L’uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa. (dal Sal 144)

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