Ger 7,1-11; Sal 106 (107); Zc 8,10-17; Mt 16,1-12 «Così quando vi avrò salvati, diverrete una benedizione. Non temete dunque». (Zc 8,13b) Lasciamo fare tutto al Signore, sembra dirci san Carlo. La forza della sua croce ci salva, ci protegge, ci sorregge. Un credente che ha la consapevolezza dell’amore di Dio che supera i suoi peccati, è un uomo o una donna felice, capace di manifestare anche all’esterno la sua condizione rigenerata. In fondo chi si sente amato lo si vede al volo, sprizza gioia da tutti i pori. Nell’avvicinarsi della grande festa della luce del mondo pensiamo anche alla nostra luminosità: davvero esprime tutta la riconoscenza per l’amore di Dio? E le nostre celebrazioni non potrebbero ritrovare nuovo vigore dalla consapevolezza che siamo chiamati a ringraziare prima ancora che svolgere una funzione liturgica? Ancora una volta l’Eucaristia, nella sua accezione linguistica, ci riporta alla base della vita credente: riconsegnare nella gioia un po’ di quell’amore di cui siamo continua-mente riempiti da parte di Dio. Ed improvvisamente le nostre Messe potranno cambiare tono, passando dall’abitudine e dalla noia, verso una rinnovata gioiosità. L’amore di Dio farà tutto questo. Preghiamo Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino. Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. (dal Sal 34) [da: La Parola ogni giorno – Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste – Santità evangelica – Avvento e Natale 2010 – Centro Ambrosiano]

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