At 1,12-14; Sal 18(19); 1Cor 4,9-15; Gv 14, 1-14 «Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Chi vede me vede il Padre. Le parole che io vi dico non le dico da me, ma il Padre che è con me compie le sue opere”». (Gv 14,8-10) Filippo dà voce a un desiderio che vive nel profon – do del cuore dell’uomo di ogni tempo: quello di vedere Dio. Ricordiamo la preghiera di Mosè in Es 33,18: «Mostrami la tua gloria», e quella del sal mista: «Quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41,3b). A questo desiderio Gesù risponde: «Chi vede me vede il Padre»: non si tratta di una percezione ottica, ma piuttosto di una percezione nella fede che ha la forza dell’evidenza. Credere e vedere sono nel Vangelo di Gv sempre legati: in 12,44-45 è detto: «Chi crede in me non crede in me, ma in Colui che mi ha mandato e chi vede me, vede Colui che mi ha mandato». Costante è pure il legame parole-opere: le parole di Gesù sono frutto dell’ascolto della parola del Padre; le sue opere sono segni dell’opera di Dio, cioè del dono della salvezza offerto a tutti. Se la Parola trova posto in noi e riteniamo affidabile colui che ce la rivolge, i nostri occhi vengono aperti e lo vedono (Gb 42,5). Preghiamo L’anima mia ha sete del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Manda la tua verità e la tua luce, siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. (dal Salmo 41-42) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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