At 18,1-18a; Sal 46(47); 1Cor 15,35-44a; Gv 13,12a.16-20 «… Io conosco quelli che ho scelto». (Gv 13, 18) Sembra non esserci via di mezzo: o farsi lavare i piedi da Gesù, accettandone le conseguenze in termini di somiglianza, o alzare il calcagno contro Colui che ci dà il suo Pane. Entrambi i portatori di queste due opzioni, sono scelti e chiamati vicini dal Signore. Lui conosce i suoi (Gv 10,14). L’incredulità e la fede impotente non riguardano solo Israele. La comunità (chiesa) che sta intorno a Gesù è composta da un traditore, un rinnegato e tanti pavidi pronti alla fuga (nessuno di noi pensi che sarebbe stato migliore di loro…). Ma il Pastore conosce le sue pecore e se ne prende cura perché le ama. Egli sa che quegli stessi, che oggi lo rinnegano e abbandonano, un giorno saranno capaci, per amore, di offrire la propria vita, glorificando Dio a loro volta (Gv 21,15-19). Così l’inviato sarà come colui che lo ha mandato. Non soltanto Gesù è misericordioso nei confronti dei suoi, ma ne ha fiducia, stima, compiacimento. Con questi occhi egli guarda la sua Chiesa. Con questi occhi guarda ciascuno di noi. Preghiamo Mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed erano più forti di me. Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno; mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene. (dal Salmo 17) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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